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Hanno colpito il mondo intero i gesti disperati di tante madri in Afghanistan: le donne  sfidano muri, fil di ferro e cancellate per consegnare i figli ai soldati stranieri.

L’hanno sempre saputo che sarebbero state le prime vittime dell’avanzata dei talebani. Per questo hanno paura ma non si arrendono e lottano per sè e per i propri figli.

Difendere i diritti delle donne afghane è un dovere di ogni democrazia e lo è anche per ognuno di noi

Ecco cosa scrive Maurizio Molinari su La Repubblica del 21 agosto:

” I talebani infatti hanno iniziato da subito ad imporre numerose restrizioni nei confronti delle donne. Quelle più comuni, diffuse quasi ovunque nei distretti lontani da Kabul, riguardano la proibizione di uscire da casa senza essere accompagnate da parenti maschi e l’obbligo di indossare il burqa, che copre l’intero corpo femminile dalla testa ai piedi. Alcuni comandanti talebani hanno ordinato ai mujaheddin di entrare nelle case, verificare la presenza di donne non sposate o vedove fra i 16 ed i 45 anni e quindi di farsele consegnare dalle rispettive famiglie, perché destinate ad essere assegnate e sposate a combattenti islamici. È questa opera di ricerca casa per casa, con ispezioni molto aggressive, che ha innescato un tam tam di allarme e paura fra le donne – soprattutto giovani – in più località, spingendole a non tornare a casa e rifugiarsi altrove, trovandosi in situazioni di persistente pericolo, senza contare il bisogno di cibo e danaro per sopravvivere. È una situazione di emergenza crescente, dove i talebani si comportano da cacciatori che braccano le donne nubili o vedove trattandole come prede di guerra. Ognuna di loro sa bene cosa l’aspetta in caso di cattura: lo stupro, la sottomissione, le nozze forzate e una totale assenza di diritti, dallo studio al lavoro, compensata dall’obbligo di fare figli da destinare alla Jihad. Le donne di Kabul sentono che questo incubo sta arrivando loro addosso. È un conto alla rovescia preannunciato da quanto avviene attorno a loro: le immagini femminili sui cartelloni strappate o annerite, le giornaliste della tv pubblica alle quali viene impedito di lavorare, le insegnanti donne non più in grado di avere studenti maschi. Per non parlare della fatwa emanata nell’Università di Herat – 40 mila studenti – per mettere al bando l’educazione mista “perché radice di ogni male nella società” come dichiarato dal Mullah Farid, nominato dai talebani a capo dell’Educazione superiore.”

Da Wired, Tommaso Meo il 21 agosto dà alcune indicazioni su come concretamente aiutare le donne afghane:

“Per chi volesse contribuire a sostenere le donne afghane, c’è la possibilità di farlo soprattutto donando ad alcune associazioni che operano nel Paese.

Si può fare una donazione a Pangea Onlus, un’organizzazione italiana che lavora dal 2003 in Afghanistan aiutando donne povere nell’alfabetizzazione e fornendo loro anche microcrediti per iniziare un lavoro in proprio. Nei giorni scorsi ha raccontato bene sui social della difficoltà che la sua squadra a Kabul sta incontrando e dei problemi che dovrà affrontare prossimamente. Maggiori informazioni su come aiutare si trovano sul suo sito.

Un’altra associazione italiana è Nove Onlus, con sede a Roma, ma che lavora in Afghanistan dal 2012Sta collaborando all’apertura di un corridoio umanitario per far rientrare in sicurezza le persone maggiormente a rischio e le donne più esposte. Nove ha predisposto un programma di emergenza, da attivare appena possibile per la popolazione, con priorità agli sfollati privi di cibo, acqua e alloggio. Accetta donazioni qui.

Women for Women International è un’organizzazione umanitaria senza scopo di lucro che fornisce supporto alle donne sopravvissute alla guerra, ha twittato che stanno raccogliendo donazioni per aiutare le donne a trovare luoghi sicuri per incontrarsi e modi per rimanere in contatto.

Afghanaid è un ente di beneficenza britannico per lo sviluppo che assiste da quasi quarant’anni milioni di famiglie svantaggiate ed escluse in alcune delle comunità più povere e remote dell’Afghanistan. Hanno istituito una campagna per raccogliere fondi per l’emergenza umanitaria di questi giorni.

Un progetto leggermente diverso ma ugualmente importante è Rukshana Media, un’organizzazione di notizie gestita da donne che prende il nome da una ragazza lapidata a morte dai talebani. Ha coperto l’invasione talebana fornendo notizie affidabili. Le si può sostenere qui.

Women for Afghan Women, secondo quanto riporta il loro sito, è  la più grande associazione di donne in Afghanistan. Anche loro raccolgono donazioni per continuare a lavorare nel Paese.

Si possono anche sostenere organizzazioni più grandi e che da tempo aiutano nei teatri delle crisi umanitarie come UnicefEmergency e il Comitato Internazionale della Croce Rossa.

Inoltre, può essere utile fare pressioni, come singoli o tramite associazioni, sui politici a tutti i livelli per un la creazione di corridoi umanitari e un aumento del numero dei rifugiati accolti. Adep sta dando sostegno legale agli afghani che vogliono chiedere asilo all’estero. L’organizzazione ha condiviso un documento con i requisiti e i percorsi per trasferirsi negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Canada. Qui invece si può firmare una petizione su Change.org che ha l’obiettivo di raggiungere le 500.000 persone.”