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Care Wip,

ieri ho avuto il piace di partecipare a una manifestazione in via Pasubio a Legnano, dove Donne e Uomini rappresentanti delle diverse realtà associative, imprenditoriali e politiche, si sono riuniti davanti alla casa confiscata alle mafie che (speriamo) diventerà quanto prima un centro di accoglienza per le Donne maltrattate. Ognuno ha portato un contributo e un piccolo gesto simbolico per “arredare” la casa. Il nostro piccolo contributo è stato questo racconto accompagnato da un paio di tende. Accostamento strano? Forse non lo sarà alla fine della lettura di queste parole…

Donne a Colori

Nella mia prima vita, vendevo case. Sono figlia di un costruttore edile, nemmeno a dirlo che è bergamasco, e fin da piccola le case hanno fatto parte della mia quotidianità. Quasi tutte le domeniche accompagnavo mio padre dai clienti a portare preventivi o ad avvisare che all’indomani avremmo iniziato i lavori. Ho imparato a tirare la bindella e le prime moltiplicazioni che ho fatto erano per sviluppare le superfici dei locali. Quando ancora la mia calligrafia era incerta, ho imparato a fare le bollette di cantiere con la carta copiativa. Era un modo speciale di stare con mio padre, un uomo straordinario, perché di uomini straordinari ce ne sono molti nella vita di ogni donna.

Ci sono uomini che hanno le mani spaccate dai lavori duri, altri che le hanno esili e un intelletto eccelso. Ci sono uomini che antepongono il fare al dire e che per questo fanno meno rumore degli uomini che leggiamo in cronaca, ma basta cercare nei loro silenzi per scoprire la nostra forza e le nostre emozioni.

Ho visto centinaia di case. Alcune brutte che mostravano i segni di eredità pesanti. Altre costruite con fretta e miseria perché bisognava ricostruire e rialzare la testa. Ne ho viste altre bellissime, che faticavo a immaginare più belle di così.

La prima casa che ho venduto, era un sogno. Non nel senso metaforico del termine, era proprio un sogno perché quel sabato pomeriggio ai clienti ho presentato un terreno e un disegno. Il lunedì mattina mi hanno chiamato per bloccare l’appartamento e siccome i sogni sono più belli se condivisi con chi si ama, hanno convinto altre due coppie di amici a comprare casa nella stessa palazzina. Da quel sogno tracciato a matita è iniziato il nostro percorso: abbiamo gettato le fondazioni, elevato i muri, tracciato gli impianti, scelto con cura le finiture interne. Avevamo fatto una casa? Non ancora, avevamo costruito un edificio. Nei mesi ho visto i fiori affacciarsi alle finestre degli appartamenti, ho visto pulire le scale e i vetri e ho visto mettere finalmente le tende alle finestre. Quel giorno, ho visto una casa che oggi è abitata da quattro persone e non più da due e su quei balconi vedo, passando, i giochi dei bambini.

Un edificio è sempre un buon punto di partenza, ma è l’amore di chi lo abita a trasformarlo in un posto sicuro dove crescere, dove creare un futuro concreto. E’ l’amore che renderà questo edificio una casa e quel giorno spero siate tutti qui, insieme alle Donne che abiteranno questa CASA e spero di vedere presto le tende alle finestre. (Laura Defendi)

Un ringraziamento speciale a Chiara Bottalo e Carmen Galli perchè conosco il loro impegno quotidiano fatto di piccoli e grandi gesti. Un grazie speciale anche a Lucia Picozzi, perchè la sua fisarmonica a tratti dolci, a tratti combattiva ha sottolineato le emozioni della giornata.